Sud Tirol, tra natura e paesi adorabili

Una vacanza in solitaria in Trentino. O meglio, Sud Tirol, dove si respira “aria austriaca”, la natura regna sovrana, i paesi sono piccoli ma non per questo meno incantevoli e meritevoli di una visita, le persone gentili e il cibo ottimo.

  • Il viaggio è durato 7 Giorni
  • Budget speso Da 501€ a 1.000€
  • Ho viaggiato Da solo
  • Continenti visitati: Europa
  • Stati visitati: Italia
  • Viaggio fatto in autunno
  • Scritto da Andrea Pistoia il 24/06/2022
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  1. Giorno 1 - 27/09/2021

    Lunedì 27 settembre 2021

    In questo mio nuovo viaggio voglio visitare la parte nord e nord-est del Trentino (in pratica il Sudtirol) ma con una capatina anche in altri posti più a sud.
    Infatti parto all'alba in modo da poter arrivare a mattina inoltrata alla mia prima meta, ovvero Trento. Parcheggio l'auto in via Lungadige San Nicolò in quanto è gratis e dista solo una quindicina di minuti dal centro.
    Da qui m’incammino verso il ponte San Lorenzo ma prima di attraversarlo visito la chiesa di Sant’Apollinare (proprio davanti al ponte). Esternamente è piccola e carina ma sfortunatamente chiusa. Poi attraverso il ponte, prendo il cavalcavia San Lorenzo e infine raggiungo i giardini pubblici (dove si trova la statua di Dante Alighieri e un laghetto). Foto di rito, poi esco dal parco e prendo via delle Orfane fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria Maggiore, la quale è bella ma troppo tetra per i miei gusti. Da qui prendo via Cavour in modo da arrivare in Duomo, con la sua piazza omonima. Quest’ultima è piccola ma adorabile (trovo sia il luogo ideale per fare un aperitivo sul far della sera). Prendo via G. Manci (che poi diventa via San Marco) perché voglio ammirare il castello del Buonconsiglio. Questo presenta vari ingressi che portano tutti ai giardini (visitabili gratuitamente). Non sono grossi ma con il castello e le montagne come sfondo sono da cartolina. Qui si possono visitare gratuitamente anche le celle dei martiri. Se invece si vuole visitare internamente il castello bisogna fare il biglietto (costa 10€ entrare e la biglietteria è aperta dalle 10.00 alle 18.00). A me non interessa entrare, quindi torno in Duomo in quanto voglio visitarlo internamente (anche perché chiude a mezzogiorno). Devo ammettere che è decisamente d’impatto. Compio ancora un giro intorno alla piazza del Duomo e trovo il museo diocesano (7€ l’ingresso, compresa la visita alla basilica). Poi faccio un po' di zigzag tra le strade del centro per ammirare le case colorate e i negozi; devo ammettere che Trento è proprio una bella cittadina, piccola ma accogliente e a misura d’uomo. Peccato però che, per la mia tabella di marcia, si sia fatto un po’ tardi. Ma prima di ripartire voglio visitare il mausoleo (è un monumento posizionato su una collina che domina la città). Quindi parto con l’auto (volendo lo si può raggiungere anche a piedi ma ci vogliono venti minuti solo per salire). Peccato che, giunto ai piedi della collina, scopro che tutti i lunedì è vietato l’accesso alle auto, quindi dovrei farmela per forza a piedi. Onestamente non né tempo né voglia, quindi abbandono Trento in quanto ho un’altra meta in programma oggi: il lago di Caldaro. Sfruttando anche un piccolo tratto di autostrada (2,80€ di spesa), in trenta minuti raggiungo il lago. Lo costeggio tenendolo alla destra fino a che non trovo un piccolo parcheggio gratuito di cinque posti auto accanto a una chiesa. Parcheggio e poi m’incammino sul sentiero (disseminato di aziende vinicole e campi d’uva) che costeggia il lago. Dopo aver passeggiato per una ventina di minuti scopro che questo sentiero porta al paese San Giuseppe al Lago. Qui si trova un enorme parcheggio (a pagamento, dalle 8.00 alle 22.00. 1.20€/h fino a un massimo di sei ore), un noleggio banche e pedalò, svariati bar e ristoranti e il Lido (entrata a pagamento: 6€). Il lago è grande ma il contesto è troppo balneare e commerciale per i miei gusti, ergo rovina l’atmosfera naturalista.
    Comunque, foto al lago e poi torno indietro perché il mio prossimo obiettivo è andare al paese di Caldaro. Prendendo la strada verso nord, in dieci minuti arrivo a destinazione. Non ho voglia di cercare un parcheggio gratuito perché ho poco tempo quindi mi fermo in uno di quelli indicati sui cartelli stradali disseminati per il paese. Vado quindi al parcheggio P3 (il biglietto costa 1.30€/h e si può sostare massimo tre ore). Pago e poi vado in esplorazione. Faccio zigzag tra le vie fino a giungere alla piazza centrale (il paese è piccolo quindi ci si mette poco a raggiungerla). Questa è adorabile e merita svariate foto. In fondo alla piazza si dipanano due strade: una che va a destra e l’altra a sinistra; sono le due principali del paese, infatti vi si trovano un sacco di negozi, locali e ristoranti. Le attraverso entrambe e faccio le immancabili foto in quanto sono presenti molte case incantevoli e dai colori vivaci (cosa tra l’altro che riscontrerò praticamente in tutti i paesi che visiterò in questa vacanza). Poi torno in piazza e visito la parrocchia di Maria Assunta (sarà per l’interno luminoso, per i dipinti e per i colori con cui sono decorate le pareti ma trovo che sia la più bella vista fino ad ora).
    Infine è ora di ripartire perché è giunto il momento di raggiungere il mio primo “campo base” (dove alloggerò nei prossimi giorni): Bolzano.
    In una mezz’oretta vi giungo. Lascio l’auto in un parcheggio a pagamento (nota dolente: Bolzano presenta pochissimi parcheggi gratuiti e tutti lontani dall’appartamento che ho prenotato. Il resto sono a pagamento dalle 8.00 alle 19.00 e costano bene o male 1€/h ma alcuni fanno pagare anche un forfettario per la notte. Vi riporto il link del sito ufficiale di Bolzano dove si trovano tutti i parcheggi con i relativi prezzi: Città di Bolzano - Parcheggi pubblici e privati a Bolzano (comune.bolzano.it)).
    Comunque, dopo aver lasciato la valigia nell’appartamento vado a visitare la città.
    In realtà c’ero già stato una volta (più sotto vi riporto il pezzo di un mio vecchio diario in cui ne parlavo, così avrete informazioni sul percorso da me fatto e le impressioni sui monumenti visti). Vi basti sapere invece che questa volta mi sono divertito a rivedere i monumenti più importanti della città, ovvero il Duomo con la Piazza Walther accanto, i Portici, piazza delle Erbe e del Municipio, il museo Civico e quello di scienze naturali, piazza Domenicani col suo conservatorio e la chiesa dei Domenicani (particolare perché oltre ad avere un organo sopra l’altare presenza due distinti luoghi di preghiera, uno dietro l’altro). Continuo a girare per la città e a tirar tardi perché voglio ammirarla di sera (dato che l’altra volta non ne ho avuto l’occasione). Durante l’ora di cena gironzolo per le strade e devo ammettere che certe piazze e vie illuminate dai lampioni sono veramente belle e meritano più di una foto.
    Ma ora ecco il mio precedente diario.

    Giungo in piazza Domenicani (Dominikanerplatz). In primis faccio la foto alla piazza e, lì accanto, al Duomo (in piazza Waltherplaz): bello esternamente, specialmente il tetto, ma dentro un po’ troppo tetro.
    Da qui prendo verso sud via Alto Adige. In fondo alla strada, ovvero dove la via incrocia via Garibaldi, trovo l’info point dove recuperare i depliant della città.
    Uscito, vado a dare un’occhiata alla stazione dei treni: esteticamente nulla di che. Poi vado a nord passando da piazza del Municipio (Rathauplatz) fino al Museo delle Scienze e da lì proseguo fino alla chiesa San Giovanni in Villa (carina internamente). Poi mi sposto fino al Convento dei Francescani (interno molto luminoso e vetrate d’impatto). Da qui scendo e percorro via Dr. Streiter-Gasse e via dei Portici (entrambe straripano di negozi) fino a piazza Erbe (Obstplatz). Andando oltre, verso il torrente Talvera, giungo al Museo Civico. Attraversando il ponte Talvera arrivo in piazza Vittoria (Siegesplatz) dove si trova il monumento alla vittoria. Riattraverso il ponte e seguendo via Rosmini Str. arrivo fino al Museion (a pagamento. A me non interessa quindi vado oltre). Da qui proseguo verso nord per visitare la chiesa del Sacro Cuore (carino l’interno). Poi, costeggiando il torrente, raggiungo il castel Mareccio (chiuso per un convegno). Adesso la mia intenzione sarebbe quella di arrivare fino a castel Roncolo (all’infopoint mi era stato detto che in quaranta minuti ci sarei giunto. Peccato che dopo venti, percorrendo il lungoTalvera, scopro che la strada è chiusa al traffico quindi riesco a vederlo solo in lontananza. Da quel che ho capito, tornando indietro si può prendere un’altra strada al di là del torrente ma ormai la stanchezza si fa sentire, quindi lascio perdere. Credo che si possa raggiungere anche con una navetta ma non mi sono informato a riguardo).
    Dopodiché torno indietro e mi allontano in auto dalla città.

  2. Giorno 2 - 28/09/2021

    Martedì 28 settembre 2021

    Alle 8.00 sono già pronto per partire. Da Bolzano in quarantacinque minuti giungo a Ortisei. Come al solito scopro che tutti i parcheggi sono o a pagamento o con una sosta massima (di mezz'ora o un'ora). Trovo allora un parcheggio da un'ora in strada Zitadella, la quale dista dieci minuti dal centro città. Infatti da qui prendo la salita seguendo strada Purger fino a che, in fondo alla strada e girando a destra, non giungo all’ingresso del centro. Si riconosce perché alla sinistra della strada principale c’è il municipio, la chiesa parrocchiale ma soprattutto l’infopoint. Entro subito in quest’ultimo e recupero un paio di cartine e di depliant. Poi proseguo, scendendo, e in pochi passi mi trovo nella piazza Parrocchiale e, ancora più giù, nella piazza Rezia. Qui si trovano altri alberghi e case dall'aspetto fiabesco e incantevole. Proseguo poi per strada Rezia, sempre in discesa, la quale è piena di negozi e locali. La percorro tutta fino a giungere quasi fino alla fine del paese. Qui scopro che c'è una piazza in fondo a strada Trebinger dove si può parcheggiare gratuitamente per un’ora e mezza. Quindi, dato che la mia ora nell’altro parcheggio sta per scadere, recupero l’auto e la parcheggio in questa piazzola, in modo da godermi ancora questo bel paesino.
    Infatti ripercorro le strade in senso inverso fino a piazza Rezia. Qui, a destra, si trova una scala mobile che porta a un punto sopraelevato del paese dove si trova anche la funivia che conduce all’Alpe di Siusi.
    Raggiunta la cima della scala mobile, mi limito a fare alcune foto del paesaggio e poi, da qui, prendo la strada a ovest che mi porta nuovamente all’infopoint e alla chiesa Parrocchiale. Vi entro per ammirare l’interno trovandolo molto bello e ben ristrutturato (forse un po’ troppo sfarzoso per i miei gusti. Ma mi accorgerò in questo viaggio che molte chiese hanno questo stile). Poi, dalla chiesa, faccio zigzag tra le vie secondarie del paese in modo da ammirare nuove case, alberghi e ristoranti.
    Infine mi siedo in un bar in piazza San Antonio a sorseggiare una buona birra mentre mi godo l’atmosfera rilassante di questo incantevole luogo.
    Per la cronaca, pensavo di restare solo un’oretta in questo paese invece mi è piaciuto talmente tanto da esserci rimasto ben più di tre ore!
    Infine torno alla mia auto perché voglio vedere Castel Prosels, il quale dista una mezz'ora da Ortisei (praticamente è quasi sulla strada di ritorno per Bolzano). Per raggiungerlo passo da Castelrotto ma, mentre lo attraverso, mi attira un cartello che dichiara come questo paese sia uno tra i più bei borghi d’Italia. Quindi, incuriosito, decido di fermarmi. Come al solito ci sono per lo più parcheggi a pagamento ma ne trovo uno piccolo e gratuito in via Dott. G. Fontana. Lasciata l’auto, m’incammino seguendo come punto di riferimento la chiesa, in quanto suppongo sia il centro del paese. Ci vedo giusto; infatti attraverso delle strade incantevoli quasi quanto Ortisei fino a raggiungere piazza Kraus. Questa piazza è piccola ma molto carina e presenta anche una chiesa (l’interno è luminoso e un valore aggiunto sono anche gli accostamenti azzeccati dei colori). Poi faccio zigzag intorno alle vie del centro e ho la riprova che sia un bel borgo (anche se onestamente ho trovato Ortisei decisamente più incantevole).
    Soddisfatto della visita, recupero l’auto e in un quarto d’ora arrivo al parcheggio gratuito del castello. L’ingresso a quest’ultimo costa 9€. Dato che non m’interessa più di tanto visitarlo, sorseggio un caffè al bar esterno, il quale ha una bella vista sulle montagne circostanti.
    Rilassatomi a sufficienza, è il momento di ripartire. Decido a questo punto di andare verso il lago di Carezza (dista quarantacinque minuti dal castello di Prosels). Quando scorgo sulla mia sinistra il lago resto un attimo spiazzato in quanto è veramente piccolo. Sulla destra invece trovo un parcheggio a pagamento (1,30 €/h). Essendo l’unico in zona, parcheggio. Da qui c’è un sottopassaggio che conduce direttamente alla mia meta.
    Quando raggiungo il lago, ammetto nuovamente che sia piccolo ma lascia a bocca aperta per i colori che possiede; sono talmente particolari e il panorama circostanza così incantevole che le foto fioccano. Dall’uscita del sottopassaggio si può seguire (in un senso o in quello opposto) un sentiero che circumnaviga il lago. A farlo spediti ci si mettono pochi minuti ma mediamente ci s’impiega molto di più tempo perché nei punti in cui non c’è vegetazione si ammira il lago da una prospettiva diversa, quindi sono inevitabili le soste e le foto.
    È per questo che io c’impiego tanto a percorrerlo. Dopodiché, soddisfatto della visita, torno al parcheggio. Scopro però che in fondo al parcheggio c’è l’indicazione per un ponte sospeso, così incuriosito vado a vedere. In effetti c'è un ponte di metallo che collega due sponde della montagna ma è decisamente corto e poco profondo (ho visto di meglio). L’ho comunque attraversato, giusto per vedere cosa c’era oltre (solo alcuni sentieri che si perdono tra le montagne e che vengono mostrati da un cartello posto proprio appena dopo il ponte). Dato che ormai è tardi, evito di prendere uno di questi andando invece a recuperare l’automobile. In una quarantina di minuti sono di nuovo a Bolzano.

  3. Giorno 3 - 29/09/2021

    Mercoledì 29 settembre 2021

    Oggi mi dedico all’altopiano di Renon in quanto ci sono alcuni luoghi molto interessanti che vorrei visitare. Parto verso le 9.00 e in una mezz'oretta arrivo alla mia prima meta: il paesino di Collalbo. Ho scelto questo paese perché da qui posso visitare le piramidi di terra (come dice il nome, sono delle rocce a forma di piramide circondate dalla foresta), il corno del Renon (considerato uno dei punti più panoramici del Trentino, dove si trova anche la Cima Lago Nero, col suo lago e la sua vista mozzafiato) e il trenino del Renon (un caratteristico treno con pochi vagoni che collega Collalbo a Soprabolzano).
    Come al solito, appena arrivato in paese cerco un parcheggio libero. Trovo nell'immediato solo uno con una sosta massima gratuita di novanta minuti in via Von Eyrl. Il vantaggio è che da qui, in pochissimi minuti, una strada mi porta direttamente in centro (in via del Paese), dove si trova: una piccola piazza con la chiesa di Sant’Antonio (carina), il Comune ma soprattutto l’infopoint (in cui vi entro per recuperare alcuni depliant e per informarmi sui vari luoghi che vorrei visitare).
    La ragazza dell’infopoint m’informa innanzitutto sulle piramidi. Ce ne sono svariate dislocate in questo altopiano, ma le più vicine sono quelle appena dopo il paese Longomoso (accanto a Collalbo). Ce ne sono appunto anche altre ma più difficile da raggiungere (alcune a Auna di Sotto e altre a Soprabolzano). Lei m’informa anche sul trenino e sulla cima Lago Nero (ma di questi ne parlerò più avanti, quando sarà il momento).
    Adesso vi basti sapere che, soddisfatto delle informazioni, esco dall’infopoint e percorro via del Paese. C’è qualche negozietto e qualche casa molto carina ma il paese in sé è veramente piccolo, si visita in fretta e offre poco e niente.
    Torno all’auto sfruttando un’altra informazione che mi aveva dato la ragazza: che a Collalbo e dintorni ci sono solo quattro parcheggi gratuiti (uno all’Arena Ritten (un campo sportivo in via Zaber) mentre gli altri tre tra Collalbo e Longomoso). Ciò m’interessa soprattutto per andare a visitare le piramidi di pietra. Infatti, essendo queste a nord di Longomoso, raggiungo il parcheggio più vicino alle piramidi, il quale è appena fuori da questo paese, sulla strada principale, quasi di fronte allo Sporthotel Spogler (un albergo ristorante).
    Lascio l’auto nel parcheggio e poi proseguo sulla strada asfaltata (la quale è sempre via del Paese) verso nord, cosicché in cinque minuti trovo alla mia destra una strada secondaria con l’indicazione per le piramidi. La prendo e poco dopo trovo un bivio. Prendo la strada a sinistra, quella leggermente in salita, e dopo pochi passi arrivo a un parapetto che dà sulla valle ma soprattutto sulle piramidi. Foto di rito perché sono uno spettacolo curioso. Poi continuo a camminare lungo il sentiero e trovo altri punti panoramici da cui fare delle foto d’impatto. Proseguo, sempre in salita, fino a che non raggiungo una strada asfaltata che sancisce la fine del sentiero delle piramidi. Quindi torno alla mia auto e vado a parcheggiare di nuovo a Collalbo ma questa volta al parcheggio gratuito in zona campo sportivo, vicino a via Zaber. Qui lascio l’auto perché adesso è il momento di prendere il trenino del Renon.
    Per raggiungere la stazione dal parcheggio attraverso la strada principale (Peter Mayr strass) e poi prendo Gamper strass fino a giungere a destinazione. Entro per prendere il biglietto e scopro che posso farlo solo attraverso due biglietterie self service. Ne acquisto uno a 6€ A/R per Soprabolzano. Scopro che il treno c’è circa ogni mezz’ora e infatti io prendo quello delle 11:36. In circa venti minuti raggiungo Soprabolzano attraversando boschi e prati incontaminati.
    Una volta raggiunta la meta esco dalla stazione. A sinistra c'è la funivia per l’altopiano di Renon (10€ A/R), a destra un infopoint e di fronte una strada in salita che porta al paese. Prima di raggiungere il centro del paese (dove si trova la chiesa) preferisco fare zigzag tra le vie limitrofe alla stazione, in modo da ammirare case e vegetazione rigogliosa. Poi torno sui miei passi e raggiungo la chiesa (piccola ma decisamente bella in quanto particolare). Da qui poi ci sono varie strade in salita ma a occhio e croce non meritano di essere percorse in quanto non hanno attrattive. La mia visita del paese alla fine è durato poco più di un’oretta.
    Soddisfatto, raggiungo la stazione per prendere il treno di ritorno. Rispetto a Collalbo, Soprabolzano è più carino ma nulla in confronto, ad esempio, a Ortisei. Diciamo che ha senso venire qui non tanto per i paesi in sé quanto per le attrattive che offrono.
    Torno infine col treno a Collalbo. La mia idea sarebbe quella di andare alla cima Lago Nero (dove si trova anche un lago e il “tavolo rotondo” da cui si ha una vista spettacolare delle Dolomiti) e al corno del Renon (più in alto del Lago Nero, dove si trova un rifugio). Ma per raggiungerli dovrei arrivare in auto fino al paese Tre Vie e da qui prendere la funivia (15,50€ A/R). Sfortunatamente ci sono molte nuvole e nebbia, specialmente in alta quota, quindi non trovo abbia molto senso raggiungere la cima per non vedere nulla causa meteo avverso. Cosicché a malincuore decido di cambiare programma e andare direttamente a Bressanone (che sarà il mio secondo campo base) per poterlo visitare fin dal primo pomeriggio.
    Quindi parto da Collalbo e in una cinquantina di minuti giungo a destinazione.
    Anche qui le solite brutte sorprese, ovvero quasi tutti i parcheggi sono o a pagamento o con sosta da mezz’ora, sessanta o novanta minuti.
    Trovo un parcheggio in via Rio Scaleres (sosta per novanta minuti) in quanto è abbastanza vicino al centro. Da qui prendo via Mercato Vecchio e raggiungo il centro città.
    Per ora faccio un giro veloce, solo per il piacere di godermi la città senza la smania di visitare e ammirare tutti i monumenti presenti, dato che dedicherò nei prossimi giorni una visita più approfondita (quindi vi riporterò dopo tutte le informazioni del caso).
    Facendo zigzag tra le vie raggiungo la piazza Duomo e scopro che tutta questa zona è bella e meritevole di foto. Poi arrivo alla fine di via Graben (andando verso sud, dove si biforca la strada). All’angolo si trova l’info point dove recupero i depliant della città ma soprattutto scopro dove si trova l'unico parcheggio gratuito della città (almeno, quello più vicino al centro), ovvero al campo sportivo, tra via Canneto e via Laghetto. Continuo poi a gironzolare per il centro ammirando le belle vie, le case colorate e i monumenti del centro. Poi, dato che si è fatto tardi, vado all'albergo che ho prenotato per passarci la nottata.

  4. Giorno 4 - 30/09/2021

    30 settembre 2021

    Avendo visto su un deplian alcuni luoghi vicini tra loro che mi hanno incuriosito, oggi vorrei dedicarmi a loro, ovvero: il Rossy Park, le cascate di Stanghe e il castello di Wolfsthurn.
    Per capire come raggiungerli, vado in primis all’infopoint di Vipiteno, un paesino limitrofe a questi.
    In una cinquantina di minuti sono a destinazione. Lascio l’auto nel parcheggio gratuito in via Stazione (come al solito, in altre zone intorno al centro la sosta è o a pagamento o limitata a trenta, sessanta e addirittura quindici minuti).
    Dal parcheggio percorro via Stazione fino a raggiungere piazza Fuori Porta. A destra inizia il centro del paese, rappresentato dalla strada Neustadt. La percorro ammirando le case colorate e i negozi aperti fino a raggiungere la piazza Città (Stadtplatz), ovvero una piccola piazza molto carina. Qui si trova in un angolo la chiesa di Santo Spirito (piccola ma con affreschi antichi) e accanto l’infopoint.
    Vi entro e m’informo sui luoghi di mio interesse.
    Partiamo da Rossy Park: è un piccolo zoo alpino sul Monte Cavallo dove si possono trovare, oltre ad alcuni animali nostrani, anche alpaca e lama. Ovviamente, essendo in alta montagna, ci sono anche sentieri da percorrere e paesaggi mozzafiato. Per la cronca, se cercate su google maps Rossy Park vi manda a Vipiteno, in strada statale del Brennero n.12… Ovvero in una casa privata! In realtà su questa strada (percorrendola verso est) c’è una funivia che con 16€ A/R vi porterebbe fino al Monte Cavallo (quindi al Rossy Park).
    Invece per raggiungere le cascate di Stanghe bisogna andare al paese di Stanghe, il quale dista dieci minuti da Vipiteno. Da Stanghe si può anche andare in cinque minuti al castello di Wolfsthurn.
    Soddisfatto delle informazioni, esco dall’infopoint e giro un po’ per Vipiteno, in modo da esplorare le vie limitrofe alla piazza Città (scopro che, essendo il paese molto piccolo, la strada più bella è quella principale, la Neustadt che diventa poi Altstadt. Le altre strade sono decisamente anonime). Soddisfatto comunque della visita, torno all'auto.
    Da qui riparto e vado a Stanghe. Lascio l’auto nel parcheggio gratuito del campo sportivo. Ci sono le indicazioni per raggiungere le cascate (in pratica, si attraversa l’impianto sportivo fino a giungere a una strada asfaltata e la si supera per inoltrarsi nel bosco. Dopo pochi passi, sul sentiero sterrato, si giunge a un box dove bisogna acquistare il biglietto d’ingresso per le cascate: 5€. Si paga per proseguire sul sentiero forestale).
    Il primo tratto è pianeggiante ma poi s’incomincia a salire (in tutto questo, si ha sempre il fiume alla propria destra). Dopo circa un’oretta tra passerelle e sentieri si arriva alla cascata (bella, anche se in realtà la vera bellezza sta nel percorrere tutto il sentiero. Infatti sono fioccate parecchie foto durante il tragitto). Dopo la cascata si prosegue per qualche minuto in salita fino a giungere all'uscita delle cascate, ovvero in un parcheggio che dà su una strada asfaltata e su un ristorante-albergo. Qui un grande cartello spiega come ci siano tre modi per tornare indietro: o riprendendo il percorso delle cascate (ma in direzione inversa) o seguendo un sentiero che le costeggia a destra o un altro a sinistra.
    Io opto per ripassare nuovamente dalle cascate perché voglio ammirare il tragitto percorrendolo nel verso opposto.
    Soddisfatto dell’esperienza, torno all’auto e parto per andare a visitare il castello di Wolfsthurn.
    In cinque minuti raggiungo il paese Mareta (dove si trova il castello). All’ingresso del paese c’è un grosso parcheggio gratuito a destra. Da qui m’incammino verso il campanile che spunta tra le case, dato che è vicino al mio obiettivo. Raggiuntolo, visito la chiesa annessa (piccola ma troppo sfarzosa per i miei gusti). Uscito, m’incammino verso il sentiero (di fronte alla chiesa) che porta al castello. Dopo pochi passi questo si biforca: se si va a sinistra c’è il percorso diretto al castello (ci si mettono veramente pochi secondi a raggiungerlo) mentre prendendo quello a destra si fa il “percorso didattico bosco e acqua” che circumnaviga il castello facendo passare il turista in mezzo ai boschi.
    Faccio quest'ultimo per curiosità. Il percorso è curioso ma per lo più è concepito per far divertire i bambini in quanto ci sono degli “esperimenti” da fare legati all’acqua e al bosco (tipo entrare in una casetta di legno per poter ascoltare il rumore del fiume). C’è anche un recinto di daini (io ne ho visti solo un paio).
    Comunque, in venti minuti arrivo al castello. L’ingresso è da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 17.00 e domenica e festivi dalle 13.00 alle 17.00 mentre il biglietto costa 7€. Dato che non m’interessa visitarlo, faccio le foto di rito (soprattutto perché c'è un bel panorama dall'alto) e poi torno alla mia auto.
    Potrei tornare sul Monte Cavallo e al Rossy Park ma ormai è tardi (e comunque ritengo che abbia più senso farsi un’intera giornata in queste mete, in modo da compiere anche uno dei sentieri che si dipanano dalla funivia piuttosto che andarci solo per vedere gli animali del Rossy Park).
    Quindi decido di tornare a Bressanone per visitarlo più approfonditamente. In una cinquantina di minuti raggiungo la città ma soprattutto il parcheggio gratuito che mi ha indicato la ragazza dell’infopoint (all’incrocio tra via Canneto e via Laghetto). Qui lascio l'auto e, percorrendo via Laghetto (che poi diventa via San Cassiano), raggiungo in un quarto d’ora il centro. Il primo punto d’interesse che trovo alla fine di via San Cassiano, alla destra, è il Giardino dei Signori (il quale fa parte del palazzo vescovile): piccolo ma carino.
    Intanto che ci sono ammiro il palazzo vescovile girandoci intorno fino a trovarmi all’ingresso principale (il palazzo è accessibile da giugno a settembre, dalle 10.00 alle 18.30, mentre gli altri mesi dalle 10.00 alle 17.00 e costa 8€ in quanto ospita anche il museo e l’archivio diocesano). Come al solito non m’interessa ciò che contiene quindi proseguo la visita della città. Davanti all’ingresso c’è la piazza Vescovile, dove si trova la Colonna Millenaria (monumento eretto per festeggiare il primo millennio della città) e, oltre, il duomo con la sua piazza.
    Raggiungo così il duomo per fare le foto di rito e poi mi avvicino alla facciata. Qui sono presenti tre ingressi: quello centrale è per visitare il duomo, quello a destra per il chiostro (dove si trovano degli affreschi) mentre quello a sinistra dà su un cortile che collega il duomo alla chiesa parrocchiale. Guardo innanzitutto il chiostro (carino, specialmente per le sue volte e gli affreschi). Poi entro nel duomo (decisamente grande e bello ma come sempre un po’ troppo sfarzoso per i miei canoni). Poi entro nell’ingresso di sinistra e attraverso il minuscolo cortile per poter entrare nella chiesa (carina ma nulla di memorabile). Esco poi dalla chiesa e raggiungo in pochi passi il seminario maggiore. Faccio una foto perché è un bel palazzo.
    Poi proseguo verso nord fino a Piazza Maria Hueber e da lì vado a sinistra, in modo da passare per via Bastioni Maggiori e successivamente per via Portici Maggiori, le quali sono entrambe carine e piene di negozi. Poi inizio a fare zigzag per le vie del centro, cosicché percorro via Mercato Vecchio, via Tratten gasse e via Fienili. Tutte queste (e più in generale quelle del centro) meritano una foto.
    Continuo a gironzolare finché non inizia a fare buio. Infine recupero l’auto e torno in albergo.

  5. Giorno 5 - 01/10/2021

    Venerdì primo ottobre 2021

    Oggi mi dedico al lago di Braies e dintorni. In un’oretta da Bressanone raggiungo Corte, un paesino vicino a lago, in quanto voglio informarmi al suo infopoint sulla questione parcheggi e su che cosa visitare vicino al lago.
    La ragazza dell’infopoint mi spiega che sulla strada, in direzione lago, ci sono tre parcheggi in rapida successione, i quali distano alcune centinaia di metri dal lago stesso. Il più lontano dista circa 800m. ed è quello che costa meno (6€) mentre il successivo 10€ e l'altro va invece a ore e a fascia oraria (per una sosta massima di tre ore, 8€ dalle 7.00 alle 17.00 mentre 5€ dalle 17.00 alle 20.00. Ogni mezz’ora in più costa 0,50€). Dato che ho letto su internet che bisogna prenotare anticipatamente il parcheggio (massimo il giorno prima) chiedo conferma alla ragazza ma lei mi dice che questo avviene solo nei mesi estivi in quanto c'è una grande affluenza di visitatori. Per la cronaca, un’altra alternativa è lasciare l’auto al paese Dobbiaco o Villabassa e da qui prendere un pullman (dovrebbe costare 3€ solo andata) che in una mezz’oretta conduce a destinazione.
    La ragazza mi dice infine che potrei anche visitare due tra i più grossi paesi della valle: Dobbiaco e San Candido.
    Ringrazio e torno all’auto.
    Dato che siamo a ottobre (e che comunque il lago dista pochi chilometri dall' infopoint) vado in auto a vedere se c'è un parcheggio libero. Mal che vada, se fossero tutti pieni, in pochi minuti potrei tornare indietro e prendere il pullman.
    Quindi arrivo al primo parcheggio (quello “più lontano” nonché più economico). È inconfondibile perché, sull’unica strada che conduce al lago, lo si trova sulla destra. Ci sono molti posti liberi, pur essendo già le 11.00 del mattino. Quindi parcheggio e poi m’incammino verso il lago proseguendo sulla strada asfaltata (scopro però al ritorno che alla destra c’è un piccolo sentiero che costeggia la strada e che conduce direttamente al lago, evitando così il rischio di essere investiti dalle auto). In pochi minuti arrivo all'ultimo parcheggio, il quale è a due passi dal lago. Qui si trova anche un negozio di souvenir, un albergo, un bar e un ristorante.
    Raggiungo così il lago.
    Mi trovo davanti la famosa casetta che appare in ogni foto riguardante il lago di Braies. All’interno si può noleggiare una barchetta per farsi un giro (spendendo 19€ per mezz’ora o 29€ per un’ora).
    Altrimenti si può girare intorno al lago a piedi, prendendo il sentiero che lo costeggia (di solito lo si compie in senso antiorario ma volendo potete fare anche il contrario). Io opto per quello antiorario in modo da andare a vedere, a pochi passi dalla casetta, la chiesa (esternamente molto carina. Peccato non sia accessibile). Dopodiché mi avvio sul sentiero sterrato e pianeggiante fino al lato opposto del lago, dove si trova uno spiazzo in cui poter fare un picnic (con tanto di bagno pubblico).
    Io non mi fermo allo spiazzo e continuo la traversata. Da qui il sentiero incomincia a salire, costeggiando il lago dall’alto. La salita sulle passerelle è comunque accessibile a tutti.
    Percorrendo tutto il tragitto continuo a fare foto su foto perché ogni angolo offre una prospettiva diversa sul panorama.
    Infine torno al punto di partenza: la casetta sul lago.
    Fate conto che in media ci s’impiegano un paio di ore (anche meno) a girarlo tutto ma io ce ne ho messe circa tre perché mi sono fermato spesso ad ammirare il paesaggio e a scattare foto.
    Molto soddisfatto dell’esperienza, torno all’auto e vado a Dobbiaco in una ventina di minuti. Qui stranamente trovo un parcheggio gratuito abbastanza vicino al centro (non ricordo la via), così lascio giù l’auto e m’incammino tenendo come al solito come punto di riferimento il campanile della chiesa, il quale è sinonimo di centro del paese. Scopro subito che quest’ultimo è minuscolo, con giusto un paio di vie (con le classiche case colorate e ristrutturate ad hoc) ma quello che mi colpisce di più è la chiesa, in quanto è esternamente molto carina essendo verniciata di verde chiaro (mentre dentro è la classica chiesa sfarzosa come ne ho viste tante in questo viaggio).
    In una mezz’oretta vedo tutto il paese, quindi torno al mio mezzo e riparto perché voglio andare a visitare anche San Candido. Arrivo a destinazione in una decina di minuti e mi accorgo subito che questo paese è più grande di Dobbiaco. Qui come al solito ci sono molti parcheggi a pagamento ma ne trovo uno gratuito in via Duca Tassillo (è una strada laterale accanto a una costruzione grigia. Occhio perché la prima parte di parcheggio è a pagamento ma appena dopo ce n'è una sterrata. Lascio quindi l’auto qui e poi m’incammino seguendo (fino a raggiungerlo) come al solito il campanile che spunta tra le case. È così che mi ritrovo in piazza di San Michele). Entro in primis a vedere la chiesa (sempre bella esternamente e sfarzosa all’interno) e poi giro intorno a questa in modo da entrare nell’altra accanto (parrocchia di San Candido) e all’infopoint attaccato ad essa (cosicché recupero l’immancabile cartina del paese). Poi dal centro prendo la via principale (Peter Paul Rainer strasse), piena di negozi e belle abitazioni, fino a giungere ad un’altra chiesa (di San Leopoldo, anch’essa con gli interni sfarzosi). Poi torno in piazza San Michele. Da qui prendo via Mercato Vecchio, via Atto e via dei Tintori, dove si trovano le immancabili case colorate e i negozi.
    Rispetto a Dobbiaco questo paese è più carino ma ammetto che, se siete in zona, potreste farci un salto con annesso aperitivo in piazza San Michele.
    Soddisfatto della visita, è il momento di tornare a Bressanone. Recupero l’auto e in un’oretta sono a destinazione.

  6. Giorno 6 - 02/10/2021

    Sabato 2 ottobre 2021

    Nuova giornata e nuovi luoghi da esplorare.
    Il mio obiettivo oggi è visitare la valle Aurina, la quale presenta svariate attrattive (ne parlerò più avanti).
    Pur avendo in mente un paio di mete, preferisco prima andare all'infopoint del paese più grande della valle, ovvero Brunico.
    Quindi parto da Bressanone e in una cinquantina di minuti arrivo a destinazione. Lascio l’auto al parcheggio di via W. Gebert Deeg (sosta gratuita per massimo due ore. Me le farò bastare). Costeggio il fiume andando verso nord (quindi verso il centro del paese) fino a che arrivo al ponte di via Bastioni. L’attraverso e percorro la via fino a giungere in piazza Municipio dove si trova l’infopoint. Qui mi faccio dare alcune indicazioni e vari depliant.
    Poi parto ad esplorare il paese. Di fronte all'infopoint innanzitutto c’è la chieda Orsoline (nulla di particolare). Da qui prendo il vicolo Rain fino ad arrivare a un bivio: scelgo di prendere vicolo Castello perché voglio raggiungere il castello di Brunico. In pochi minuti vi arrivo attraverso questa strada asfaltata in salita. Il castello è carino ma l’ingresso costa 11€ (in quanto all’interno ci sono anche dei musei). Foto di rito e poi decido di andare al cimitero di guerra, in quanto poco distante da esso.
    Per arrivarci ci sono vari sentieri. Opto per quello che passa da vicolo Castello. Infatti, tornando sui miei passi, ad un certo punto c’è alla mia destra uno spiazzo sterrato dove fanno tiro con l’arco. Qui c’è una stradina che conduce fino a una strada asfaltata (via Riscone) e a un parcheggio a pagamento. Attraversando la strada (e a pochi passi a sinistra) c'è un sentiero in salita che conduce direttamente all'ingresso del cimitero. Quest’ultimo è piccolo ma merita decisamente una visita sia per l’impatto emotivo che per com’è stato realizzato (è in mezzo a un bosco e presenta croci e sculture di legno o ferro). Le foto fioccano inevitabilmente.
    Una volta visitato il cimitero decido di prendere un’altra strada per tornare indietro, ovvero quella che, guardando verso il castello, si vede attraverso le croci. C’è appunto un sentiero che conduce in pochi passi a un ponte (che attraversa dall’alto il parcheggio a pagamento visto da me all’andata). Attraversandolo ci si trova nello spiazzo erboso di fronte all’ingresso del castello. Ovviamente questo percorso lo si può fare anche al contrario, così si evita anche la strada asfaltata e il traffico cittadino.
    Poi torno nel centro città (tra l'infopoint e il castello, per intenderci) e faccio zigzag tra le vie, apprezzando soprattutto via Centrale e via Bastioni (piene di negozi e locali).
    Soddisfatto della visita, torno alla mia auto e riparto perché voglio vedere svariate cose.
    Infatti all’infopoint mi sono fatto dare delle indicazioni su: il percorso culturale Gais (presenta delle opere d’arte immerse nella foresta), il flyline Wasserfall (si attraversa la foresta sospesi a svariati metri d’altezza lasciandosi trascinare giù da una rotaia). E anche sul paese di: Selva dei Molini (col suo laghetto annesso), Lappago (col suo museo “magia dell’acqua”), Predoi (dove si trova la miniera di rame), Lutago (con il suo museo dei presepi e i “sentieri del sole”), Campo Tures (con il castello Taufers) e Rio Bianco (con i suoi sentieri della salute).
    Di tutti questi m’incuriosisce sopra ogni cosa il flyline Wasserfall (con le cascate di Riva annesse), quindi ecco la mia prima meta.
    Trovarlo non è stato semplicissimo, anzi.
    In primis preferisco dirvi come raggiungerlo nel modo corretto: per arrivare al punto di partenza del flyline dovete percorrere via Acereto (paese: Campo Tures). È una via molto lunga che sale tra le montagne. Voi dovete percorrerla da Campo Tures fino a trovarvi sulla destra il ristorante Toblhof. Qui si deve lasciare l’auto (pagando 3€. Non avete alternative). Alla destra del ristorante c’è un sentiero che in pochi passi conduce al flyline, ovvero un chiosco con la postazione per l’imbragatura.
    Non è stato facile trovarlo perché innanzitutto il deplian del Flyline dava come indirizzo via Cascata, a Cantuccio. In realtà questo vi porta al paese di Cantuccio, a valle della montagna (e del flyline) dove potete parcheggiare gratuitamente l’auto. Ma da qui dovete fare un lungo tragitto in salita in mezzo ai boschi fino a giungere al punto di partenza.
    Non solo, ma io ho messo su google maps l’indirizzo che ho trovato su alcuni siti internet (via Acereto, n.87) e il navigatore mi ha portato a casa di un privato! Questo perché in realtà la casa si trova più o meno sotto l’inizio del flyline (ma non si vede perché è immerso nel bosco) e ciò mi ha mandato in confusione. Ho dovuto chiamare il chiosco per svelare l’arcano.
    Comunque, alla fine sono riuscito a raggiungere la postazione di partenza, ho pagato 10€ per compiere questa esperienza e poi, dopo esser stato imbragato, sono stato spinto giù, in mezzo al bosco, per cinque minuti buoni (che sembrano pochi ma sufficienti a godersi questa esperienza curiosa e divertente). Infine si arriva a una postazione “di atterraggio”. Tra l’altro, sul finir del percorso c’è un cartello che dichiara come a breve vi verrà scattata una foto di voi “in volo” (a fine discesa c’è poi un box dove acquistarla per 4€).
    Da qui si può decidere se scendere a piedi fino a Cantuccio (nel caso aveste lasciato l’auto lì, nel famoso parcheggio riportato poco sopra) oppure tornare al punto di partenza (ci vogliono una trentina di minuti) in modo tale da ammirare anche le tre cascate di Riva (le quali meritano più di una foto) e curiose sculture disseminate sul percorso.
    Torno quindi alla mia auto ammirando cascate e sculture.
    Poi, essendo ancora presto, decido di andare al paese Selva dei Molini, il quale dista una quindicina di minuti da qui. M’incuriosisce sia il lago che il paesino in sé (un deplian ne parla bene quindi voglio “toccare con mano”). Per la cronaca, oltre Selva dei Molini c’è anche Lappago sulla strada (poco più avanti di Selva dei Molini) ma il museo dell’acqua non m’interessa quindi lascio perdere questa meta.
    Capisco di essere arrivato a Selva dei Molini quando, dopo una curva, scorgo alla sinistra il lago.
    Dal lato opposto del lago c'è un piccolo parcheggio dove lascio l’auto. Il lago è piccolo ma molto carino e caratteristico, specialmente per le montagne e la natura che fanno da cornice. Lo circumnavigo mettendoci pochi minuti (ciò non toglie che faccio un po’ di foto e soprattutto mi rilasso un po’).
    Vado poi a Selva dei Molini lasciando l’auto in un parcheggio ai piedi del paese. Prendo la strada che conduce fino alla chiesa (la quale sovrasta tutto il paese, dato che è su una collinetta). Dopo qualche minuto di salita scopro che c’è anche un parcheggio gratuito proprio di fronte alla chiesa (dove c’è un Despar).
    Arrivo alla chiesa e vi entro (l’interno non mi dice nulla di che). Poi torno alla mia auto e vado a vedere il percorso culturale di Gais. Questo si trova nel paese di Gais, a venti minuti da qui.
    Lo raggiungo con l’auto e la lascio in via Bacher, dove si trova un piccolo parcheggio di fronte a un bar. Proprio dietro a quest’ultimo parte il percorso, il quale si perde nel bosco. L’ingresso del percorso è annunciato dalla prima scultura, ovvero un cubo di specchi. Da qui entro nella foresta. Dopo svariati minuti in salita arrivo al castello di Gais. Foto e poi prendo la strada asfaltata e in discesa accanto a questo. La percorro fino a trovarmi sulla destra, in mezzo agli alberi, la seconda opera: il cervello gigante. Da qui proseguo fino a che non arrivo a una strada asfaltata (quella che ho percorso in auto per raggiungere il parcheggio). La seguo andando a destra ma scopro che c’è un sentiero sterrato che la costeggia e conduce direttamente alla mia auto. Per la cronaca, per percorrere l’intero percorso culturale ci vuole poco più di una mezz’oretta. Onestamente, col senno di poi, avrei evitato questa esperienza perché non trovo che sia valsa la pena perdere tempo ed energie per vedere tre sculture. Ma sono gusti personali.
    Comunque, recupero l’auto e in quarantacinque minuti sono a Bressanone, in tempo per una piacevole e rilassante visita nel centro città.

  7. Giorno 7 - 03/10/2021

    domenica 3 ottobre 2021

    Ormai la mia vacanza è giunta al termine. Ma prima di tornare a casa voglio fare un'ultima escursione e andare a visitare il Geoparc Bletterbach, il quale si trova a Sud Est di Bolzano, vicino al paese Aldino.
    Da Bressanone c’impiego circa un’ora e venti ad arrivarci.
    Raggiunto Aldino trovo le indicazioni che mi conducono a destinazione, dove si trova un grande parcheggio. Per accedervi devo per forza superare un chiosco in cui una ragazza mi chiede di pagare 6€ e mi consegna il biglietto, il quale mi permette di parcheggiare l’auto, accedere al parco e ritirare il casco (obbligatorio per visitare le gole).
    Davanti al parcheggio c’è il centro visitatori. Entro e vado al bancone, dove un ragazzo mi dà il casco e un depliant raffigurante la cartina del parco. Prima di lasciarmi libero di visitare il parco mi dà un paio d’indicazioni: il percorso principale è circolare (quindi riconduce al centro visitatori), contrassegnato sulla cartina in rosso e della durata di circa due ore e mezza. In vari punti del percorso rosso però ci sono delle diramazioni: una blu (che allunga il percorso di un’ulteriore ora e mezza e che conduce a una cascata e ad altre gole. Da qui poi si deve ritornare indietro per ricongiungersi al percorso rosso), una viola (che allunga il percorso di un’ulteriore ora e porta a una malga. Anche questo percorso si ricongiunge a quello rosso) e una verde (il più lungo di tutti. Conduce fino al museo geologico di Redagno. Volendo si può tornare indietro ma questa volta il sentiero si allaccia a quello blu). Infine, il ragazzo mi avvisa che il Geoparc si può visitare o da soli o facendosi accompagnare da una guida (ma c’è da pagare un supplemento di 13€). A me non interessa quest’ultima possibilità, quindi decido di partire in solitaria.
    Così prendo, alla destra del centro visitatori, il sentiero in discesa che sparisce in mezzo alla foresta (quello a sinistra del centro, ovvero in salita, è invece la “fine” del sentiero rosso. Ho visto persone incamminarsi su quest’ultimo ma la maggior parte prendono quello in discesa, il quale gli fa compiere il percorso rosso in senso antiorario).
    Parto seguendo il sentiero in discesa fino a che non giungo alla base della gola.
    Qui trovo vari cartelli perché c’è una diramazione (per la cronaca, anche più avanti troverò altre diramazioni ma il “segreto” è seguire sempre le indicazioni con un pallino rosso disegnato sopra. Ergo, invece di prendere la strada in salita m’inoltro nella gola seguendo praticamente controcorrente il fiume).
    Qui nella gola non c'è un percorso vero e proprio, quindi devo farmi strada tra le rocce (nulla di proibitivo, tranquilli. Lo dimostra il fatto che ho visto anche dei bambini percorrerla) e a volte attraversare il fiumiciattolo (il quale è piccolo e poco profondo, quindi si guada senza neppure bagnarsi le scarpe). Continuo attraverso queste gole per svariati minuti finché non arrivo a una piccola cascata. Alla sua sinistra c’è un sentiero in salita con degli scalini; lo prendo. Mi ritrovo ancora a percorrere la gola, con immancabile slalom tra le rocce e il fiumiciattolo, fino a che trovo una diramazione: dritto si continua a seguire il fiume controcorrente fino a raggiungere la postazione “nove” raffigurata sul depliant (da cui si può scorgere la cascata più grande della zona) mentre a sinistra si sale verso la cima della gola, passando in mezzo alla foresta, fino a raggiungere il centro visitatori. L’iter classico è andare prima alla cascata e poi tornare indietro fino a questa diramazione e prendere l’altro sentiero. Quindi vado fino al punto “nove” (non c’è rischio di farsi sfuggire il “punto” in quanto si scorge la cascata in lontananza, il percorso a un tratto finisce ed è contrassegnato da un divieto di andare oltre, con tanto di catena a transennare il passaggio). Foto di rito e poi torno indietro fino al famoso bivio.
    Prendo quindi il sentiero in salita. Ammetto che questo non sia proprio un passeggiata (tradotto: un pelo faticoso ma comunque alla portata di tutti). Aiutano i corrimano e, all’occorrenza, le varie panchine atte a ritagliarsi un momento di relax. Non fatevi sfuggire, più o meno a metà salita, un punto di sosta dove si trovano una panchina e un tabellone dove vengono riportati gli uccelli avvistabili. Questa è la famosa prima vista panoramica (contrassegnata sulla cartina da un occhio). Infatti dalla panchina si ha la visuale della gola che ho attraversato poc’anzi. Il panorama merita varie foto (come del resto tutto il resto del percorso). Poi continuo la salita per alcuni minuti fino a giungere in cima.
    Qui la strada diventa in discesa, è immersa nella foresta ed è più comoda e accessibile del resto del percorso. In più, scendendo ci sono altri scorci del panorama sottostante che meritano una foto. Dopo pochi minuti si giunge al centro visitatori.
    Per la cronaca: io personalmente ci ho messo due ore a compiere l’intero percorso rosso (con foto annesse e prendendomela comoda).
    Vi do a questo punto alcune informazioni che potrebbero tornarvi utili.
    Dato che il percorso è lo stesso per tutti, s’incroceranno spesso delle comitive che lo compiono con una guida del centro visitatori. Se avete paura di perdervi seguite loro a debita distanza e sarete in una botte di ferro.
    Per quanto riguarda le scarpe: occhio perché siete comunque in una gola dove le rocce sono scivolose (specialmente quando si attraversa il fiume) quindi state attenti a dove mettete i piedi e affrontate questa escursione almeno con le scarpe da tennis (meglio ancora quelle da trekking).
    Infine, sulla cartina troverete dei numeri sul percorso rosso e blu. Questi corrispondono a dei cartelli esplicativi (in cui viene spiegato un elemento geologico o della fauna e flora della gola).


    Info
    -Meteo: se avete intenzione di seguire il mio esempio e andarci a fine settembre, sappiate che il meteo potrebbe essere molto variabile e imprevedibile. Io ad esempio partivo alla mattina col cielo pieno di nuvole minacciose per poi trovarmi all'ora di pranzo con un cielo sgombro. L'unico accorgimento che ho dovuto adottare era partire alla mattina con pantaloni lunghi, felpa e giubbotto portandomi però dietro pantaloncini corti e maglietta perché durante la giornata si passava dai 15° ai 25°.
    Considerate anche che, specialmente in questa stagione, in certi posti è consigliabile portarsi dietro almeno una felpa, seppur la giornata tenda al sereno (mi è tornata utile nella gola, alle piramidi di terra, alle cascate di Stanghe e durante il flyline… Praticamente in tutti quei posti dove i raggi del sole non giungevano causa foresta rigogliosa). Ti consiglio infine, prima di partire, di monitorare le temperature dei giorni precedenti (e alle ore più disparate) dei posti che visiterai, così ti farai un'idea di cosa ti aspetta.
    -Campo Base: ho scelto Bolzano e Bressanone perché erano i più centrali rispetto a tutti i posti che volevo vistare (in quanto questi ultimi distavano tutti massimo un'ora dal campo base).
    Col senno di poi, però, avrei optato invece di Bolzano per un paese lì vicino. Non per altro, ma a livello di parcheggi è stato veramente complesso gestire il tutto (in quanto, essendo tutti a pagamento e a ore, dovevo studiarmi ogni giorno quanto avevo intenzione di lasciare l’auto in sosta in modo da sfruttare appieno il tempo pagato). Senza contare che Bolzano l'ho trovata molto trafficata e caotica per essere una città di montagna (ha poco più di cento mila abitanti). Ma soprattutto, camminando di sera, non mi sono trovato molto al sicuro, specialmente in certe vie del centro.
    Bressanone invece è stata un’ottima scelta perché è una città più piccola e più adorabile di Bolzano. L'unico mio errore è stato quello di aver preso un albergo in un paesino (a Sant’Andrea) distante pochi chilometri dalla città. Peccato che era in montagna, quindi più impegnativo da raggiungere con l’auto (ma decisamente più tranquillo durante la notte in quanto non c’era anima viva che ci passava). Però, col senno di poi, avrei preso una stanza direttamente a Bressanone. E avrei scelto anche Ortisei come altro campo base, in quanto l’ho trovato il paese più incantevole di tutti quelli da me visitati in questa vacanza (anche se, per la cronaca, è molto piccolo quindi non dà gli stessi confort e vita sociale di Bressanone o Bolzano. Ma l’idea di rilassarmi nel centro del paese per un aperitivo o una cena avrebbe fatto sparire tutte queste limitazioni).
    -Luoghi imperdibili e da bypassare: come avete letto precedentemente, ho visitato molti posti e ammetto che la maggior parte mi sono piaciuti.
    A livello naturalistico o di esperienza, ci sono dei luoghi in cui tornerei volentieri. Sto parlando in special modo del lago di Braies e di quello di Carezza (ma dovendo proprio scegliere uno dei due, opterei per il primo), delle cascate di Stanghe, del geoparc Bletterbach e del flyline (anche se ce n’è uno più lungo, ma anche più costoso, a San Vigilio).
    Il lago di Selva dei Molini è carino ma lo consiglierei al massimo per una sosta rilassante, giusto se siete di passaggio. Invece il lago di Caldaro è quello che mi è piaciuto di meno (perché l’ho trovato troppo turistico, commerciale e improntato sulla balneazione. Infatti ho apprezzato di più la camminata tra i vigneti che non il lago in sè). Tra tutti però è il più grande.
    Il percorso tematico di Gais invece è quello che mi ha deluso di più: pensavo fosse un percorso pieno di opere d’arte invece ce ne sono tre messe in croce dislocate a minuti di distanza l’una dall’altra. Non ci tornerei.
    A livello storico, invece, tra i castelli da me visitati (esternamente), il migliore è stato quello di Trento. I castelli di Prosels e Wolfsthurn invece li lascerei perdere. Carini ma se avete pochi giorni mi concentrerei su posti più interessanti e d’impatto. Quello di Brunico segue la conclusione fatta sugli altri due (ma diciamo che ciò che gli fa guadagnare punti è il cimitero di guerra)
    A livello di paesi: Bolzano, Trento e Bressanone meritano di essere visitati perché, in quando grandi paesi di montagna, possiedono molte attrattive. Ma, come detto in precedenza, per i miei gusti ho trovato Trento e Bressanone più tranquilli e a misura d’uomo mentre Bolzano, per quanto sia bella, troppo caotica (ma chiariamo: la rivisiterei comunque volentieri. Semplicemente non la terrei come campo base).
    Dei paesi più piccoli, menzione d’onore ovviamente a Ortisei. Anche Brunico merita una visita (oltre che per il cimitero di guerra anche il paese in sé).
    Invece consiglierei di vedere, ma solo se ci doveste passare accanto: Caldaro, Castelrotto, Soprabolzano e Dobbiaco (andrei in questi ultimi due paesi giusto per vedere le loro chiese).
    San candido e Vipiteno sono un ibrido, nel senso che sono paesini piccoli ma rispetto ad esempio a Soprabolzano sono più grandi, quindi hanno qualche strada in più (ciò non toglie che viste quelle due strade messe in croce e la piazza non resta altro da scoprire… Quindi, anche per queste, mi fermerei solo se fossi di passaggio).
    Escluderei invece (in quanto, a mio parere, non offrono nulla di particolare): Selva dei Molini e Collalbo (anche se compensa tutto ciò che sta intorno a questo paese, ovvero le piramidi di terra, il treno Renon (anche se me ne aspettavo uno più antico) e la possibilità di andare al corno di Renon).
    -Lingua: è la cosa che mi ha (piacevolmente) spiazzato di più in quanto, ovunque io andassi, le persone parlavano in tedesco (sia perché perlopiù i turisti erano tedeschi e sia perché gli abitanti del Sudtirol preferiscono parlare tedesco che italiano). Curioso anche il fatto che in certi paesini le indicazioni fossero solo in tedesco. Ciò nonostante, non preoccupatevi perché, in qualsiasi negozio o locale voi andiate, il commesso o cameriere parlerà italiano.
    -Card: ho scoperto che in tante città ci sono delle card particolari che danno diritto a degli sconti. Io ad esempio a Bressanone, avendo prenotato in un albergo, avevo diritto gratuitamente alla Brixen Card (la quale fornisce spostamenti gratuiti su vari mezzi, l’accesso ai musei e ad altri servizi). Vi consiglio quindi, se andate in qualche info point o se alloggiate in un albergo, di chiedere se vi spetta averne una.

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